In un’Italia che costruisce molto e comprende poco ciò che costruisce, parlare di “cultura della materia” sembra quasi un esercizio romantico. E invece è proprio da qui che nasce la storia di Fabio Pecora, imprenditore comasco che nel 2016 ha deciso di rimettere i materiali — quelli veri, che si toccano e pesano — al centro del progetto architettonico.
Per anni il settore immobiliare ha trattato le superfici come voci di un listino: si sceglieva un pavimento o un rivestimento con la stessa leggerezza con cui si seleziona un colore da una cartella. Pecora ha voluto sovvertire questa logica. La sua iniziativa, Materia 2.0, non è un negozio né un semplice showroom. È un luogo in cui le materie prime vengono studiate, confrontate, raccontate. Un archivio vivo, fatto per essere toccato e compreso, più simile a una bottega rinascimentale che a un centro commerciale del design.
Il primo spazio apre a Como, essenziale e concreto, come certe botteghe lombarde dove il lavoro buono vale più delle parole. Da lì, una crescita costante porta alla nascita del progetto più ambizioso: la grande materioteca di Milano apre in Via Marco Polo, 9 nell’aprile 2025. Cinquecento metri quadrati dedicati alla conoscenza materica, attraversati da una parete lunga trenta metri che ospita legni, pietre, metalli, vetri, cementi, tessuti. Non semplici campioni, ma frammenti della storia produttiva italiana: tradizioni che resistono da generazioni e innovazioni nate da ricerca e sostenibilità. In totale oltre mille campioni catalogati, migliaia di pezzi d’archivio, decine di migliaia di materiali selezionabili. Tutto pensato per permettere a progettisti, studenti e aziende di fare ciò che i render non consentono: vedere, toccare, capire.

caption: MATERIA 2.0 MOODBOARD MONDI CONNESSI
Questo approccio, così concreto e allo stesso tempo culturale, vale a Pecora l’ingresso nei 100 Top Manager 2025 di Forbes Italia. Un riconoscimento che fotografa non solo i numeri dell’azienda, ma soprattutto la visione: considerare i materiali come un linguaggio e ogni superficie come un racconto. Le moodboard realizzate dal suo team, oggi usate da moltissimi progettisti, sono piccole storie visive che mostrano atmosfere e relazioni tra texture e colori con la precisione della fotografia e la semplicità dell’intuizione.
È in questo contesto che entra in scena Giovanni Lugli, fondatore di San Martino Immobiliare e di Re4Com. Uomo abituato a ragionare sugli spazi della città non per ciò che sono, ma per ciò che possono tornare a essere. Quando conosce Pecora, Lugli comprende che la materioteca non è solo un luogo di esposizione: è una chiave per interpretare il progetto immobiliare con una profondità nuova. Decide così non solo di sostenerne lo sviluppo, ma di contribuire direttamente all’individuazione dello spazio ideale per portare Materia 2.0 a Milano.

caption: La sede di Via Marco Polo, 9 a Milano
Quella che nasce come una relazione tra cliente e consulente evolve rapidamente in una collaborazione vera. Lugli porta la sua esperienza nel recupero e nella trasformazione urbana; Pecora offre la sua cultura della materia e un metodo capace di dare identità agli spazi attraverso la conoscenza dei materiali. Insieme iniziano a immaginare progetti di rigenerazione che non partano dall’estetica o dalle scadenze, ma dalla sostanza: dalla scelta consapevole di ciò che compone gli edifici e racconta la loro storia.
La nuova materioteca è solo il primo passo. Il secondo — già in gestazione — è tradurre questa cultura in interventi concreti, restituendo valore a edifici dimenticati e creando nuovi luoghi che nascano dalla materia e non la subiscano. In un tempo in cui si costruisce spesso per abitudine e raramente per convinzione, Pecora e Lugli condividono una visione tanto semplice quanto radicale: rimettere la materia al centro del futuro urbano, perché solo chi la conosce davvero può costruire qualcosa destinato a durare.
Giovanni Lugli
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