Oggi vogliamo raccontarvi una storia di trasformazione e speranza. Stefano Palazzi, fondatore del progetto “We Work It Works”, ha deciso di non guardare alla povertà con rassegnazione, ma di agire per cambiare le sorti delle comunità più vulnerabili. La sua esperienza, che lo ha portato dall’Italia ad Haiti e al Madagascar, dimostra come lo sviluppo sostenibile non sia un’utopia, ma il frutto di azioni concrete, visione e determinazione. La sua vita, segnata dalla fortuna di essere nato in una famiglia modesta e dai valori trasmessi dai suoi genitori – rispetto, compassione, curiosità, onestà e il valore dell’amicizia – è la base su cui ha costruito questo ambizioso progetto.
Stefano, parlaci del percorso della tua vita che ti ha portato a fondare We Work It Works e a dedicarti allo sviluppo sostenibile.
«Per parlare di me, devo innanzitutto ricordare la fortuna di essere nato in una famiglia modesta. I valori che ho imparato – rispetto, compassione, curiosità, onestà e soprattutto l’amicizia – mi hanno accompagnato lungo tutto il percorso. Mio padre, un genio della meccanica e del fai-da-te, mi ha trasmesso la passione per il “fare”, mentre mia madre, un pozzo di saggezza e umanità, mi ha sempre guidato con i suoi insegnamenti. Durante la mia giovinezza ho vissuto esperienze intense, sia nello sport che nell’insegnamento e nel lavoro, che mi hanno donato coraggio e lungimiranza, e sì, anche un po’ di quella testardaggine che spesso ci serve per superare le difficoltà.
Ho iniziato costruendo canoe: lavoravo sei mesi all’anno e trascorrevo il resto del tempo in viaggi sempre più avventurosi. È stato proprio in uno di questi viaggi che arrivai in Haiti, dove per la prima volta mi trovai faccia a faccia con la miseria, la disperazione e la morte. Rimasi per sette anni non solo per osservare, ma per capire a fondo i meccanismi che alimentavano quella realtà. In Haiti ho imparato anche ad apprezzare le tradizioni, i rituali e persino il misterioso ruolo del Vudù, oltre a comprendere il difficile equilibrio dell’aiuto internazionale e le conseguenze di una politica oppressiva. Le immagini dei bambini haitiani, che adornavano le pareti della mia stanza a Roma, mi hanno spinto a non restare indifferente e a mettere insieme dati e passioni per concepire un piano d’azione.»
Successivamente all’esperienza haitiana Stefano è andato in Madagascar dove ha applicato il suo metodo in un villaggio sulla piccola Nosy Komba, una piccola isola dell’arcipelago a nord ovest del Madagascar e dove sta raggiungendo ottimi risultati.
Qual è stata la sfida più grande che hai affrontato nella realizzazione del progetto We Work It Works e come l’hai superata?
«Il sottosviluppo mi è sempre parso come un tumore organizzato, governato dalla legge del più forte: dove il potere è monopolizzato e i ricchi si appropriano dei diritti dei poveri. Quando abbiamo inaugurato la prima scuola, strappando bambini dal lavoro forzato e dai matrimoni precoci, abbiamo subito incontrato una forte resistenza, soprattutto da parte degli uomini; le madri, invece, hanno accolto con speranza questa nuova opportunità. Poi, costruendo infrastrutture fondamentali – strade, acqua potabile, elettricità e assistenza medica – abbiamo potuto dimostrare concretamente che il cambiamento era possibile, superando anche gli scetticismi iniziali.»
Quali sono gli elementi chiave per replicare il tuo modello di sviluppo sostenibile?
«Ritengo che il nostro modello si basi su cinque principi fondamentali:
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Salute e sicurezza: È essenziale eliminare i rischi sanitari per garantire la stabilità della comunità.
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Visione e impegno: Bisogna credere davvero nel progetto, definire obiettivi chiari e dotarsi dei mezzi necessari, contando su collaboratori esperti e motivati.
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Risposte immediate: In situazioni di emergenza, è fondamentale creare opportunità di lavoro e interventi rapidi, perché chi vive in condizioni estreme ha bisogno di risposte immediate.
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Partecipazione democratica: Costruire meccanismi di partecipazione sociale aiuta a ricostruire il tessuto comunitario e a coinvolgere tutti nella trasformazione.
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Lavoro di squadra e solidarietà: Condividere le difficoltà e i successi rafforza la comunità e permette a ciascuno di sentirsi parte integrante del cambiamento.»